Michela Isalberti

Benessere organizzativo, innovazione e produttività aziendale su misura per le PMI

Benessere organizzativo

Effettuare un’analisi quantitativa di un valore intangibile come il benessere organizzativo è un’attività molto complessa.

Sono molteplici le combinazioni tra metodologie e tecniche di valutazione quantitative e qualitative, analisi costi-benefici, valutazioni psicologiche e sociologiche, monetarie e non monetarie.

Attualmente gli standard di valutazione internazionali e nazionali e la normativa giuslavoristica vigente non seguono standard uniformi.

Valutare come il benessere organizzativo abbia un impatto economico e sociale sui lavoratori, sulla comunità e sul territorio in cui l’impresa opera significa analizzare e dare valore al processo di cambiamento avvenuto nell’organizzazione del lavoro e nelle politiche di gestione del personale che portano a benefici misurabili sulla persona e sulla qualità della vita al lavoro.

La valutazione del benessere dei dipendenti, che rappresentano la principale categoria di stakeholder interni, dipende molto dal contesto e dalla prestazione lavorativa specifica, pertanto le variabili da prendere in considerazione sono molto differenti da caso a caso.

Ad esempio un’impresa del settore terziario avanzato caratterizzata dalla presenza di lavoratori millennials adotterà piani d’azione differenti rispetto ad un’azienda manifatturiera caratterizzata da lavoratori con un’elevata anzianità di servizio.

Un’azienda con la sede vicino ad un centro commerciale valuterà l’adozione di soluzioni diverse da un’impresa che ha la sede in un territorio isolato e lontano da centri abitati, con pochi servizi disponibili nelle vicinanze.

Per poter valutare in modo efficace il benessere organizzativo è fondamentale:
•    individuare obiettivi chiari, precisi e gestibili,
•    sviluppare un progetto che metta in evidenza quali sono gli strumenti e gli indicatori da utilizzare per raggiungere lo scopo specifico,
•    coinvolgere i dipendenti attraverso un processo di ascolto per comprendere e monitorare i bisogni, le aspettative, le esigenze che possono facilitare il miglioramento del processo decisionale.

Il datore di lavoro crea “una cabina di regia” con il coinvolgimento dei lavoratori, sviluppa un progetto con obiettivi, piani d’azione e indicatori semplici e misurabili.

Un piano di welfare aziendale risponde al bisogno di misurare il benessere organizzativo e l’impatto economico sociale dell’attività imprenditoriale.

Le recenti disposizioni normative giuslavoristiche facilitano la diffusione di meccanismi di gestione delle politiche retributive ed ottimizzazione del costo del lavoro che coinvolgono in modo attivo i lavoratori nell’individuazione di nuovi modelli organizzativi e di processi di innovazione sociale.
 

  15 aprile 2020